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Il progetto JUVCRIME 

Nell’ultimo decennio la devianza minorile italiana ha subito profonde trasformazioni: il quadro generale, relativo ai minori che commettono reato, presenta una netta diminuzione degli italiani a fronte di un aumento di quelli provenienti da ex-Jugoslavia, Marocco, Algeria, Albania e Romania.

Un quadro nazionale che mostra inoltre una distinzione tra nord e sud, rispetto a tale variabile, mettendo in risalto una stretta correlazione tra diffusione del benessere economico sociale e presenza della criminalità minorile straniera, in particolare nelle regioni del nord-est.

Oggetto del presente studio è una doppia valutazione che vuole evidenziare, attraverso una serie di studi e ricerche, gli elementi di positività e di criticità delle misure alternative alla detenzione per fornire degli elementi scientifici di conoscenza ed indagare sull’impatto socio-economico di tali misure al fine di orientare i decisori istituzionali e politici.

Il quadro normativo di riferimento e quello tracciato all’interno del D.P.R. n. 448/88 “Approvazione delle disposizioni del processo penale a carico di imputati minorenni” all’interno del quale si pone l’attenzione sul recupero educativo e sociale del minore autore di reato, in quanto soggetto in età evolutiva, attraverso un percorso di valorizzazione della personalità e di responsabilizzazione.

Secondo tale approccio, il D.P.R. n. 448/88 prevede per il minore reo una serie di misure penali deflative alternative alla detenzione, tra le quali spicca l’istituto della “messa alla prova” (art. 28 La sospensione del processo e messa alla prova).

Gli obiettivi alla base delle attività assumono la dimensione del reato come problema che emerge nel sociale e che, sempre all’interno dei contesti di appartenenza, deve essere affrontato in termini complessivi, integrando saperi e competenze di tipo sociologico, psicologico, criminologico ed economico.

Ulteriori dettagli sono disponibili nelle sessioni

Obiettivi

Descrizione

Partecipanti